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Domenica 10 Luglio 2011
Sculture di marmo o di carne?
di Fernando Mazzocca
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La Galleria dell'Accademia di Firenze – che ospita nella sua Gipsoteca le sue opere – ha realizzato la prima grande mostra dedicata a Lorenzo Bartolini (1777 - 1850). In verità c'è stato un precedente. Fu una rassegna di studio, allestita nel 1978 a Prato, che riportò improvvisamente e drammaticamente l'attenzione del pubblico su un protagonista dell'Ottocento europeo. L'occasione fu "drammatica" perché si presentarono i gessi miracolosamente recuperati dai danni provocati dall'alluvione del 1966. Queste opere erano state infatti sorprese dalla piena negli scantinati del Convento di San Salvi – dov'erano conservate senza troppi riguardi – ed erano state tragicamente ridotte in frammenti dalla furia delle acque oppure disastrosamente impregnate di uno strato oleoso scuro.
La rinascita critica di Bartolini iniziò allora, soprattutto grazie agli studi dei due curatori di quella esemplare esposizione di Prato, Sandra Pinto ed Ettore Spaletti. Sono passati molti anni, ma la continuità di interessi è stata garantita dalla presenza di Spalletti anche in questa mostra monografica, in veste di curatore al fianco di Franca Falletti e Annarita Caputo.
La rassegna è epocale perché è stato possibile riabilitare una volta per tutte questo grande scultore italiano radunando a Firenze con un numero davvero straodinario di opere. E si è trattato di uno sforzo autenticamente eccezionale, perché è notorio che le rassegne di scultura sono solitamente penalizzate dalle difficoltà e dai costi di movimentazione dei marmi, e da un buffo pregiudizio: il presunto, scarso interesse da parte del pubblico per le opere scultoree. Le bellissime rassegne che Firenze ha dedicato in questi ultimi anni alla scultura – pensiamo ad esempio a quelle del Bargello come l'ultima dedicata a Bartolomeo Ammannati – smentiscono questo assurto e rappresentano un esempio coraggioso di giusta insistenza su protagonisti assoluti dell'arte italiana.
Per quanto riguarda Bartolini, i marmi arrivati dalla Francia (le splendide figure della Ninfa dello scorpione e della Dirce prestate dal Louvre), dall'Inghilterra (i busti dei marchesi di Bristol), dalla Spagna (provenienti dalla prestigiosa collezione dei duchi de Alba), da Lisbona (il magnifico Cupido del Museu Nacional d'Arte Antigua), dalla Russia (il celebre Ammostatore e il ritratto a figura intera della contessa Marina Dmitrievna Gur'eva) confermano una volta per tutte l'internazionalità dello scutore italiano che – nella predilezione da parte dei maggiori collezionisti europei – seguiva senza indugi le tracce di Canova. C'è di più. Il confronto (in mostra e in catalogo) con le opere dei due grandi scultori americani come Horatio Greenough e Hiram Powers – da lui frequentati a Firenze e che per certi versi possono considerarsi suoi allievi e seguaci – dimostra l'influenza che egli ebbe nello svolgimento della scultura addirittura su scala mondiale.
Del resto, l'umile ma geniale figlio di un fabbro toscano era partito con il piede giusto: dopo aver imparato a scolpire ricopiando in marmo o alabastro opere celebri sia antiche che moderne, fece il grande salto di qualità recandosi a Parigi tra la fine del 1799 e gli inizi del 1800 dove venne ammesso (ma in circostanze che rimangono misteriose) nel più celebre e prestigioso studio di pittura di quegli anni, vale a dire lo straordinario atelier di David. Qui, il promettente italiano ebbe occasione di stringere una profonda amicizia con Ingres, destinata a durare tutta la vita. Dei due bellissimi ritratti che Bartolini fece a Ingres uno è presente in mostra a testimoniare il profondo rapporto di stima che legò i due personaggi.
La carriera di Bartolini iniziò in Italia. Nel 1808 Napoleone inviò lo scultore a Carrara ad aprire e dirigere il Banco Elisiano (da Elisa, sorella di Napoleone e granduchessa di Toscana), un centro destinato alla formazione dei giovani scultori e mirato soprattutto alla realizzazione seriale di busti dello stesso Napoleone, dei suoi numerosi familiari, dei funzionari e dei dignitari, realizzati con lo scopo di essere inviati nelle varie residenze e negli edifici pubblici dello stato francese.
Dopo la fine dell'Impero e la devastazione del 1813 del suo studio di Carrara, Bartolini si trasferì a Firenze aprendo un nuovo atelier attrezzato per ogni genere di lavori, dai monumenti alle statue singole, dai ritratti in busto (che gli erano molto richiesti e nei quali fu davvero straordinario) a sontuosi oggetti d'arte decorativa come vasi e camini, molto apprezzati dai grandi collezionisti stranieri. Nonostante il successo internazionale, l'ambiente conservatore fiorentino non lo considerò molto: solo nel 1839, ormai superati i sessantanni, Bartolini divenne professore all'Accademia.
Fu in quelle aule un po' sonnacchiose che nel 1842 egli compì una mezza rivoluzione ponendo, come diede notizia un giornale dell'epoca, «sotto gli occhi del pubblico, ad argomento delle sue lezioni, un bassorilievo rappresentante Esopo nudo e gobbo, in profilo, con intorno varie parti nude, ma scarne». Sopra il bassorilievo egli affisse una sua dichiarazione, una evidente provocazione con la quale intendeva «dimostrare che tutta la natura è bella, quando però è relativa al soggetto, e che colui il quale saprà meglio imitarla, potrà quindi eseguire qualunque tema gli venisse proposto». Morale: la bellezza di un'opera d'arte non dipendeva più dalla bellezza del soggetto. E questa fu una delle bandiere del Romanticismo.
Rispetto a queste sue asserzioni, nella pratica fu assai meno radicale declinando nelle sue sculture una bellezza naturale distante dal bello ideale classico ma comunque ispirata al Quattrocento. Così va letto il suo capolavoro più noto La fiducia in Dio, scultura eccezionalmente prestata dal Museo Poldi di Milano: questo marmo venne commissionato nel 1835 da Rosina Poldi Pezzoli (madre del futuro collezionista) per ricordare – in maniera insolita – il marito defunto. Era l'incarnazione di un ideale affidato alla casta nudità di una giovinetta accovacciata che, pare, ritragga la modella dello scultore, colta di sorpresa in questa posa mentre si stava semplicemente riposando.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lorenzo Bartolini
scultore del bello naturale
Firenze, Galleria dell'Accademia
fino al 6 novembre. Catalogo Giunti.
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 Direttore: Ferrarotti Marina, Ferrarotti Massimo Fondata nel: 1967 Città: Milano
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