ART ECONOMY 24
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27 gennaio 2012
L'arte in asta batte le azioni negli ultimi 10 anni, perde dopo 25 anni
Parola degli economisti Jianping Mei e Michael Moses
di Silvia Anna Barrilà


Si può parlare di arte in termini finanziari? Con la crescita del mercato dell'arte sono in molti ad esserne sempre più convinti. Un mese fa anche l'istituto londinese di ricerca sul mercato dell'arte ArtTactic ha pubblicato il primo report sull'arte e la finanza, stilato in collaborazione con la società di consulenza finanziaria lussemburghese Deloitte .
Secondo lo studio un fenomeno che sta prendendo sempre più piede è quello dell'art exchange, una borsa dell'arte in cui gli investori acquistano azioni di opere d'arte. Iniziative di questo genere sono frequenti in Cina dove ci sono sei art exchange funzionanti e almeno trenta in preparazione. Per avere un'idea di come il concetto di arte come asset si stia affermando si pensi che nel 2011 in Cina il mercato dei fondi d'investimento in arte ha raggiunto un valore stimato di 320milioni di dollari solo nel primo semestre dell'anno.
Anche il Lussemburgo sta diventando sempre più centrale per questo tipo di servizi. Qui si sta pianificando l'apertura di un porto franco nel 2014 e si sta lavorando al lancio di SplitArt, la prima borsa dell'arte regolamentata.
Un punto di riferimento per lo studio del mercato dell'arte in rapporto al mercato finanziario è il lavoro degli economisti newyorkesi Jianping Mei e Michael Moses .
I due esperti hanno creato una serie di indici chiamati Mei Moses®Family of World Art Indexes©, basandosi su un database di 30mila vendite ripetute di uno stesso oggetto al quale ogni anno si aggiungono all'incirca 3mila voci. In questo modo sono in grado di valutare il rendimento dell'investimento in arte e di confrontarlo con i maggiori indici di borsa.
Secondo le analisi così svolte, nel 2011 l'arte ha superato le performance delle azioni finanziarie. L'indice artistico è cresciuto del 10,2% mentre gli indici S&P500 e FTST All Shares sono rimasti più o meno sui livelli di partenza (il primo è leggermente salito e il secondo è leggermente sceso). Questa crescita, pur essendo stata più lenta di quella del 2010, che è stata del 22%, ha permesso all'indice di ottenere il valore conclusivo dell'anno più alto mai registrato. Inoltre il rendimento composto annuo (CAR) per l'arte negli ultimi dieci e cinque anni è stato rispettivamente del 4,6% e 7,7%, superando quello dell'S&P500 che è stato di 0,0% e 2,9%. Guardando agli ultimi 25 anni, la situazione è inversa: gli indici di borsa hanno avuto un CAR del 9,3% rispetto al 6,5% dell'arte. Per il periodo degli ultimi 50 anni i valori sono molto vicini: 8,8% per l'arte e 9,2% per le azioni.
Oltre al rendimento bisogna naturalmente considerare il rischio e la correlazione. Il rischio associato al Mei Moses® All Art Index è minore rispetto a quello del rendimento totale dell'S&P500: rispettivamente 13,2% contro 20,1% negli ultimi dieci anni e 14,4% contro 17,9% negli ultimi 25 anni. Per quanto riguarda la correlazione tra arte e indici azionari, questa si è attestata negli ultimi 50 e 25 anni a livelli molto bassi, rispettivamente del -0,03 e del +0.006, per cui l'arte può effettivamente giocare un ruolo positivo nella diversificazione del portafoglio.
Analizzando più in profondità il rendimento delle categorie artistiche, divise in old masters e XIX secolo, impressionisti e moderni, arte del dopoguerra e contemporanea, e opere d'arte tradizionali cinesi, le più forti del 2011 sono state l'arte tradizionale cinese e il segmento impressionista e moderno.
Se guardiamo al passato, nel periodo degli ultimi 25 anni solo l'arte del dopoguerra e contemporanea ha superato il rendimento degli indici azionari, con un CAR del 10,4% contro il 9,3%; le altre categorie sono state inferiori. Negli ultimi dieci anni, invece, ben tre categorie hanno superato il CAR del 2,9% dell'S&P500, vale a dire l'arte tradizionale cinese (CAR del 17%), l'arte del dopoguerra e contemporanea (12,6%), gli impressionisti e moderni (7,7%) e infine i maestri antichi e l'arte del XIX secolo (1,6%). Nei 40 anni, di nuovo, il contemporaneo è stato l'unico a superare le azioni (10,8% contro 9,7%), ma ricordiamo anche che l'indice del tradizionale cinese non esiste su questo periodo di tempo per mancanza di dati. Nei 60 anni il CAR degli impressionisti e moderni del 10,1% è stato vicino al CAR delle azioni del 10,4%, mentre quello dei maestri antichi è stato dell‘8,4% (sui 60 anni vengono a mancare dati sia per i cinesi che per il contemporaneo). Questo dimostra ancora una volta che, come per l'indice dell'arte nel suo complesso, nel lungo periodo gli indici di rendimento dell'arte e delle azioni più o meno si equivalgono.
La conclusione di Mei e Moses? Abbiamo visto che ci sono periodi in cui l'arte ha rendimenti migliori delle azioni, gli ultimi 10 anni; periodi in cui le azioni hanno rendimenti migliori dell'arte, gli ultimi 25 anni; e periodi in cui i rendimenti si equivalgono, gli ultimi 40-60 anni. "La nostra sfera di cristallo non è meglio della vostra", dicono gli economisti, e per questo sta all'individuo decidere la strategia d'investimento per il futuro basandosi su quale periodo storico l'individuo vede come la miglior previsione di quel futuro. "Noi preferiamo i periodi di tempo più lunghi perché racchiudono in sé vari periodi di successo economico e fallimento dei mercati per entrambi le classi di asset, che a nostro parere si ripeteranno in futuro".

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