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19 settembre 2011
Gestione in nero, ma diminuisce l'autofinanziamento per la National Gallery
di Maria Adelaide Marchesoni

La National Gallery chiude la gestione 2010-11 al 31 marzo con un significativo aumento del numero di visitatori, saliti a 5,1 milioni da 4,7 milioni di un anno prima, di cui 2,5 milioni provenienti dall'estero (1,6 milioni nell'anno passato) e un saldo della gestione museale positivo per 6,9 milioni di sterline benché in calo rispetto ai 7,3 milioni dell'anno prima. L'ingresso alla National Gallery è gratuito per la visita della collezione permanente, mentre le mostre temporanee sono a pagamento. Dall'analisi dei "numeri" della gestione economica emerge, tuttavia, che la crisi ha diminuito la capacità dell'istituzione britannica di generare risorse proprie attraverso le attività collaterali, quali la biglietteria, le altre attività commerciali che comprendono la sponsorizzazione del Credit Suisse e il fundraising, a fine gestione 2010-11 questi proventi si sono attestati a 9 milioni di sterline rispetto agli 11 milioni del 2010.
Il totale dei ricavi propri è stato pari a 37,1 milioni rispetto ai 38,1 milioni dell'esercizio precedente. La maggior incidenza tra i proventi operativi (76%) è rappresentata dai contributi del Dipartimento Cultura, Media e Sport (DCMS) che nell'anno passato sono stati pari a 28,2 milioni in crescita rispetto ai 27,3 milioni della gestione 2009-10.
Più che dimezzati i fondi provenienti dalla generosità di terzi che nel periodo si sono attestati a 687mila sterline rispetto a 1,6 milioni dell'anno precedente e, in particolare, va segnalato il ridimensionamento delle Corporate donors (41mila contro 116mila sterline dell'anno passato) e quelle dei privati scese a 130mila rispetto a 655mila dell'anno prima.
Buona la capacità di riduzione dei costi operativi che nel periodo scendono a 29,6 milioni da 30,7 milioni e i risparmi hanno interessato tutte le principali attività ad eccezione delle spese per le mostre temporanee che hanno registrato un leggero aumento (a 1,95 da 1,91 milioni).
Sempre in tema di costi è rimasto invariato in 140mila sterline lo stipendio del direttore Nicholas Penny che anche per la gestione 2010-11 ha rinunciato a forme di incentivi e bonus in relazione alla perdurante situazione di crisi. Le buste paga dei senior manager oscillano da un minimo di 70mila sterline a un massimo di 80mila e nessuno di loro ha diritto a bonus collegati alle performance o incentivi non monetari. Un esempio: il direttore della collezione percepisce un salario di 75mila sterline all'anno.
Complessivamente il costo del lavoro è stato pari a 15,5 milioni in calo dell'1,73%. La gestione si chiude con un saldo positivo di 15,7 milioni rispetto a 4,8 milioni della gestione precedente per effetto della rivalutazione di asset patrimoniali relativi all'edificio e ad altri beni materiali. Il valore della collezione è indicato in bilancio come "beni del patrimonio" e il valore fa riferimento solo agli asset acquistati dal 1° aprile 2001 e al costo di acquisto che è pari a 3,3 milioni di sterline. In bilancio viene tuttavia indicata una valutazione di mercato di queste opere che, tuttavia per le caratteristiche che presentano di unicità esprime un valore non significativo e pari a 132,7 milioni. Tuttavia solo l'1% della collezione è indicato in bilancio. La collezione della National Gallery comprende 2.314 dipinti di cui 1.760 (il 76%) a fine marzo 2011 erano esposti al pubblico, 85, ovvero il 4%, sono stati concessi in prestito a altre istituzioni.
Per quanto riguarda la gestione del portafoglio mobiliare a fine marzo gli investimenti dell'ente a valore di mercato ammontavano a 25,7 milioni di sterline (24,2 milioni nel 2009-10) con la parte più consistente investita in titoli azionari inglesi (12,3 milioni).

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