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16 gennaio 2012
Un modello gestionale a rete per il patrimonio culturale italiano
di Fabio Donato*
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La crisi economico-finanziaria ha avuto un forte impatto sul settore culturale del nostro Paese. Nel triennio 2009-2011 i finanziamenti pubblici alla cultura in Italia sono diminuiti di oltre il 16%. L'occupazione nel settore culturale in Italia è pari all'1,1% contro una media europea dell'1,7%. Non riusciamo a raggiungere le performance europee, dove il settore culturale e creativo incide per il 2,6% del Pil (dati Eurostat e Consiglio di Europa). Il paradosso è dunque questo: siamo il paese con il maggior patrimonio culturale al mondo ma riusciamo a sfruttarlo molto meno che altri paesi. Si tratta innanzitutto di un problema di modello gestionale. Dagli anni sessanta in avanti il numero di musei, teatri, aree archeologiche, monumenti aperti al pubblico è aumentato esponenzialmente. I dati del Mibac ci consegnano la fotografia di un sistema culturale particolarmente ampio. Solo con riferimento alle istituzioni culturali appartenenti al settore pubblico, si contano 3.616 musei, 1.144 siti, aree archeologiche e monumenti aperti al pubblico, oltre 41.000 luoghi di spettacolo (teatro, lirica, balletto, concerti). Tali istituzioni sono sostenute con larghissima prevalenza da fondi pubblici, in coerenza con il tradizionale modello di welfare esteso. Ma oggi il Paese è in grado di sostenere i livelli di welfare pre-crisi? Le politiche avviate in questi mesi ci dimostrano che è necessario un ripensamento anche per il settore culturale, evitando i tagli lineari che penalizzano le istituzioni più innovative e l'inserimento dei giovani. La politica adottata sinora è stata quella di perseguire il fundraising e l'ingresso dei privati. In tempi di crisi, una simile politica è suicida. Come dimostrano decenni di letteratura economica nordamericana, in tempi di crisi i finanziamenti privati alla cultura diminuiscono drasticamente. E' dunque necessario individuare un'altra via, e questa può solo essere quella di mettere in comune i costi e di fare massa critica per potenziare la capacità di ottenere ricavi autonomi. Non possiamo più permetterci un settore culturale nel quale ogni istituzione culturale agisce da sola. Serve dunque un modello gestionale "multi-livello" fondato sui seguenti principi: organizzazione a rete, partnership con soggetti privati; apertura e supporto all'imprenditorialità giovanile. In tale modello gestionale, vi è un livello superiore che gestisce l'intera rete culturale del territorio secondo i principi della sostenibilità economica; un livello inferiore nel quale ogni istituzione culturale svolge le proprie attività in coerenza con le politiche gestionali decise per la rete. Al livello superiore sono realizzate le attività comuni alla rete (amministrazione, promozione, rapporti con i privati, progettualità culturale, programmi educativi e così via); al livello inferiore sono realizzate le attività operative. E' possibile un passaggio ad un simile modello gestionale? E' uno scenario realmente praticabile? Temo di no. Pensate a quali difficoltà e a quali resistenze. Dovrebbero essere messe sullo stesso piano e gestite a rete in modo unitario istituzioni culturali di proprietà statale e di proprietà di enti locali; le istituzioni culturali locali sarebbero fortemente svincolate dagli assessorati; i direttori delle istituzioni culturali dovrebbero accettare la presenza di un direttore della rete, con un livello gerarchico superiore al loro. Ed inoltre, i cittadini dimostrano solo a parole e non con i fatti un forte attaccamento al patrimonio culturale. Il ché indebolisce la possibile azione riformatrice. Potrà il nuovo Ministro spingere in una direzione tanto necessaria ma tanto difficoltosa e contrastata? Ne avrà il sostegno da parte delle forze politiche? Lo scenario più probabile è che si mantenga l'attuale paradossale situazione: il più importante patrimonio culturale al mondo generatore di costi e non di sviluppo economico. Come diceva Nanni Moretti a proposito della sacher torte: continuiamo così, facciamoci del male.
*Ordinario di Economia delle aziende culturali Università di Ferrara
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 Direttore: Claudio Marcantoni Fondata nel: Città: Roma
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