ART ECONOMY 24
A cura di Marilena Pirrelli
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Intervista al consultant editor James Goodwin

James GoodwinCom'è cambiato il mercato dell'arte dopo il default di Lehman?
Il giorno in cui Lehman Brothers ha dichiarato fallimento e il Dow Jones è sceso di 500 punti l'artista inglese, Damien Hirst ha venduto 223 opere per 111 milioni di sterline all'asta serale di Sotheby's a Londra. Anche se l'artista e i suoi lavori erano stati bene pubblicizzati a livello internazionale sin dall'estate 2007, molti sono rimasti sorpresi e anche scioccati dal successo di questa asta.
Comunque dal novembre 2007 fino a maggio 2008 gli indicatori di fiducia del mercato dell'arte presentavano segnali di allarme. Il credit crunch è iniziato nell'estate 2007. Solo a ottobre 2008 però il mercato dell'arte ha mostrato evidenti segnali di deterioramento per la prima volta in 12 anni. Le categorie inflazionate come l'arte asiatica, soprattutto cinese, e aborigena sono state le prime a mostrare segni di debolezza. In risposta le principali case d'aste hanno iniziato ad abbassare le loro stime. Questo non ha scoraggiato i venditori che portavano in asta opere di qualità come gli Old Masters Antoine Watteau e Frans Hals, gli Impressionisti e i moderni come Edgar Degas e George Seurat. Tuttavia, a partire dalle importanti aste di novembre d'arte moderna e impressionista si sono registrati prezzi in calo rispetto all'anno precedente. Da allora anche la fascia più alta del mercato dell'arte ha evidenziato una discesa del 5% dei prezzi, secondo l'indice Mei & Moses delle vendite all'asta negli Usa.
In controtendenza, a gennaio 2009 sono state riconosciute buone valutazioni per gli Old Masters sia di fascia media, sia alta. In generale si è assistito a un minor ottimismo rispetto all'anno precedente con molti operatori che hanno abbassato i prezzi del 30% alle fiere d'arte in presenza di un minor numero di visitatori. Questo pessimismo si è riflesso in vendite più volatili nelle aste d'arte moderna e impressionista a febbraio che si sono chiuse con valori inferiori alle stime.
La situazione è stata peggiore alle aste d'arte post-war e contemporanea e, ad esempio, sono risultate invendute delle opere dell'artista più apprezzato nel 2007 e 2008, Francis Bacon. L'asta di Sotheby's ha realizzato 1/8 della cifra ottenuta a febbraio 2008. Nei mercati emergenti, i prezzi per alcune opere d'arte contemporanea cinese sono scese del 50% al di sotto delle stime e anche l'arte contemporanea mediorientale ha mostrato segni di debolezza.
L'ultima vittima della crisi finanziaria è stata la cancellazione di un'asta di arte Islamica a Londra nonostante un tasso di cambio favorevole.
Comunque per ora, le opere di qualità continueranno a essere vendute se proposte a prezzi realistici, l'anno potrebbe essere un'opportunità d'acquisto per i collezionisti occidentali e dei paesi emergenti che cercano investimenti di lungo termine.

Pensa che il crack Madoff porterà alcuni collezionisti a vendere le loro collezioni d'arte?
C'è oggi un crescente offerta di arte proveniente dal fallimento di diverse banche e società, comprata a volte dagli amministratori con denaro degli azionisti. Gli 8 milioni di dollari della collezione Lehmann sono attualmente immagazzinati a grandi costi, prima di finire in vendita. In novembre 2008 Deutsche Bank ha annunciato un'offerta di vendita di 600 opere post-war a un museo tedesco. Altre banche con grandi collezioni, come UBS e Citigroup, sono sicuro che taglieranno le spese in arte a causa di altre priorità. Ci sono tuttavia molti esempi di collezionisti coscienziosi o aristocratici che si sono aggrappati ai loro cimeli di famiglia quando tutto il resto era svanito. Capisco che la famiglia Madoff era ansiosa di conservare i gioielli per ragioni sentimentali e, senza dubbio, perché tendono a mantenere il loro valore.

Che cosa accadrà alle collezioni dei musei (per esempio per il Rose art museum)?
Poiché molti lavori dei musei pubblici non sono visibili al pubblico (circa l'80% nel Regno Unito) può aver senso che questi siano venduti o prestati per fornire i fondi per comprare nuova arte o per altre spese dei musei.
Idealmente queste opere dovrebbero essere poi comprate, se necessario con agevolazioni fiscali, dai ricchi filantropi o da fondi governativi, al costo più basso durante le recessioni. Questo potrebbe ridurre i costi del museo, aumentare le borse di studio e offrire un beneficio ai contribuenti. Recentemente, nel Regno Unito sono stati raccolti 50 milioni di sterline attraverso eredità, doni e benefattori privati per trattenere nel paese un'importante opera di Tiziano. Negli USA, il Rose Museum of Art ha prestato recentemente un lavoro di Willem de Kooning a una galleria di New York per promuovere la sua collezione. Comunque, i report dei diversi musei statunitensi indicano perdite del 20% del valore dei loro fondi di dotazione, soprattutto quelli dalle corporation. Fra i maggiori musei colpiti, che hanno tagliato i loro budget, ci sono il Guggenheim e il Los Angeles County Museum of Art. Nel frattempo, negli Stati Uniti le regole che governano le dismissioni di opere dei musei sono state ristrette, per i musei dello Stato di New York sono vietate le vendite delle collezioni per pagare i debiti, per raccogliere fondi o per spese in conto capitale.

Le aziende e i filantropi finanziano meno il mercato dell'arte e i musei? Secondo lei le istituzioni pubbliche dovrebbero fornire un sostegno?
L'arte non è una priorità commerciale per il business, anche nel migliore dei periodi. Per i ricchi benefattori i tempi più duri potrebbero condurre a maggior prudenza finanziaria. Quindi potrebbe essere responsabilità del settore pubblico sostenere le sponsorizzazione dell'arte e degli artisti. Tuttavia oggi, i governi potrebbero avere una serie di priorità economiche diverse e sono in una posizione più debole a causa di minori entrate fiscali. Fino ad ora il presidente Barrack Obama ha confermato il suo sostegno alle arti attraverso il National Endowment for the Arts e anche il governo cinese si è impegnato a continuare a costruire nuovi musei nei prossimi anni e a sostenere alcuni dei suoi artisti.

Quali saranno le figure del mercato dell'arte più colpite dalla crisi?
Gli operatori, le gallerie o gli artisti?

Tutti i settori e i mercati saranno colpiti dalla crisi finanziaria, generata da uno squilibrio all'interno delle maggiori economie. Anche il mercato dell'arte deve affrontare una correzione per via dei prezzi gonfiati per pochi artisti trattati regolarmente. Il mio libro è stato realizzato per evidenziare questo squilibrio. Perché i prezzi dell'arte tornino alla loro media internazionale degli ultimi 45 anni dovranno scendere di oltre il 30% rispetto al picco del 2007 (anno in cui i prezzi sono saliti del 25%). Fino ad ora le maggiori case d'aste hanno ridotto il personale del 10% o oltre e anche alcuni galleristi di lunga tradizione hanno cessato l'attività. In particolare gli operatori d'arte contemporanea potrebbero dover ridurre il magazzino praticando ulteriori sconti e in futuro, dovrebbero essere incoraggiati ad acquistare un mix di opere nazionali e internazionali attraenti e a prezzi più convenienti insieme a opere di artisti più affermati. Come sempre l'arte proveniente da paesi aperti all'interculturalità presenterà i prezzi più elevati in futuro.
Invece, è in una posizione migliore chi vende opere d'arte antica durante la crisi in quanto offre un investimento più sicuro. Questi operatori potrebbero beneficiare di nuove vendite di artisti finora poco conosciuti, ma che presentano opere di qualità. Dal canto loro gli artisti saranno colpiti dal ridimensionamento del mercato e cercheranno nuove strategie poco costose per presentarsi direttamente ai clienti anziché tramite gli intermediari.
Culturalmente, uno di pochi benefici della crisi economica è dare luogo a nuovi modi di pensare e vedere le cose, dando vita a opere d'arte più interessanti. Dopotutto, la necessità aguzza l'ingegno.
I veri vincitori durante la crisi saranno i distributori tramite internet e coloro che riescono a utilizzare il web per promuovere o vendere le opere d'arte andando a cercare nuovi clienti da paesi sinora sconosciuti. Quando Christie's ha integrato le sue vendite con la modalità on line ha ottenuto in media il 25% in più di nuovi clienti.

GRAFICi (world, country and style): International Trade in 'Works of art, collectors' pieces & antiques' ($US) source: United Nations 2008

Prevede merger and acquisition tra le case d'aste?
Durante le ultime crisi del mercato dell'arte nel 1990-94, negli anni '70 e anche prima, si vociferava che le principali case d'asta si sarebbero fuse tra loro. La realtà è che queste case d'asta hanno una notevole quota di mercato rispetto ad altri settori a causa della natura incerta e dei costi elevati del comparto. Le case d'aste tendono a ottenere ritorni finanziari elevati, ma hanno performance migliori durante le crisi a causa della loro possibilità di offrire una più vasta gamma di opere.
In futuro, potremmo vedere delle joint venture tra alcune case d'aste occidentali e quelle dei mercati emergenti o l'apertura di nuove sedi delle maison affermate in nuovi paesi. Nel 2008 sette delle primi dieci case d'aste per fatturato sono state quelle cinesi.

GRAFICO: CHINA International trade in 'Works of art, collectors' pieces & antiques'

Tuttavia, aver ecceduto durante il boom nel concedere garanzie finanziarie ai venditori pone alcune case d'aste nell'impossibilità di pagare i debiti, poiché le opere invendute restano a loro carico, portando le società df'asta a tagli e l'ipotesi di take over. Al momento le case d'asta potrebbero far fronte a questa situazione attraverso vendite private che, però, alla lunga non possono sostituire le vendite in asta.

Crede ci saranno meno fiere d'arte? E dove?
Sì, perché c'è stata un'elevata crescita e un'eccessiva offerta di fiere d'arte mediocri durante il boom. Questo non sorprende considerativgli alti ritorni finanziari maturati per gli organizzatori, soprattutto se paragonati alle maggior parte delle altre aree del mercato. Una simile crescita si era osservata non più tardi degli anni 1980, appena prima della recessione del 1990-94. Del resto le gallerie presenti nelle fiere ora prezzano i loro oggetti a sconto, fino al 30%, e le vendite sono crollate nella stessa proporzione. Un numero di fiere inevitabilmente chiuderanno: l'ultima vittima è stata la Fiera d'arte di Mosca.

Quale sarà l'impatto della crisi finanziaria sulla produzione degli artisti?
Il successo economico (e la sua fama di lunga durata) per un artista dipende dall'abilità dei suoi operatori negli scambi e dalla liquidità della sua opera. Oggi, il YBA Damien Hirst è fra le persone più ricche nel Regno Unito soprattutto grazie alla posizione di Londra, centro finanziario in prima linea nella globalizzazione. Diversi artisti che hanno vissuto l'apice della rivoluzione industriale inglese nella metà del XIX secolo hanno vissuto da miliardari. Tuttavia, questo è lontano dalla realtà per la maggioranza degli artisti. Negli anni '60 si stimava che uno su 2mila artisti contemporanei avrebbe raggiunto la prosperità materiale (negli USA oggi la maggior parte di loro guadagna meno di 5mila dollari l'anno) e nei 50 anni successivi meno di uno su dieci avrebbe accresciuto la sua posizione economica. Sfortunatamente, questo sarà più che una realtà nei prossimi anni.

Quali saranno i comparti dell'arte più colpiti dalla recessione?
Quelli dove i prezzi sono cresciuti troppo in fretta negli anni recenti. Soprattutto, questo include l'arte contemporanea che non è stata testata ancora dalla storia o dai cicli economici.

Come cambia il collezionismo?
Per i prossimi anni, l'interesse per l'arte antica, includendo forse l'Impressionismo e l'arte moderna, potrebbe continuare a crescere perché i prezzi hanno valutazioni relativamente più basse rispetto al contemporaneo. Esso offre anche un investimento sicuro, presenta sfide estetiche e poi, una generazione di collezionisti, che passerà presto, potrebbe mettere in vendita gli old master. Ci potrebbe anche essere un interesse ulteriore per i migliori pezzi di arte decorativa, soprattutto quando sono composti da pietre e metalli preziosi o, per via della stretta economica, grazie alla loro funzionalità pratica.
Durante la grande depressione dei 1930, sebbene il volume d'affari del mercato fosse calato, i settori maggiormente colpiti erano quelli saliti in modo spettacolare nel recente passato. Questo includeva la pittura inglese del XVIII e XIX secolo, soprattutto i ritratti. Durante la recessione economica le opere d'arte più pronte a recuperare furono gli old master e le opere di arte decorativa. Tuttavia, l'interesse per l'impressionismo e l'arte moderna (l'arte contemporanea è di questi giorni) ha continuato a crescere. I migliori prezzi per l'arte contemporanea del futuro è più probabile possano venire dai paesi emergenti e in via di sviluppo.

Quali saranno le aree geografiche più importanti dopo la crisi? Pensa che gli Usa perderanno importanza?
Nei prossimi anni il libero commercio continuerà, i paesi più aperti all'espansione e alla capacità di far conoscere la loro cultura saranno privilegiati. In termini economici si tratterà dei paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), ma in futuro saranno raggiunti da altri 11 paesi (in ordine di reddito procapite atteso nel 2025) che sono: Corea del sud, Messico, Turchia, Iran, Vietnam, Egitto, Indonesia, Filippine, Pakistan, Nigeria e Bangladesh. I benefici del libero commercio si riverseranno anche su molti paesi già economicamente sviluppati. Attualmente l'arte di questi mercati gode minor considerazione a causa della preminenza economica e culturale dei paesi anglosassoni ed europei negli ultimi secoli. Poiché la crisi economica è stata più profonda negli Stati Uniti (e Regno Unito) i loro mercati dell'arte potrebbero essere colpiti in modo più sostenuto. Tuttavia poiché l'economia Usa presenta la maggior flessibilità, oltre al fatto che il dollaro è la valuta degli scambi internazionali, potrebbe essere la prima a recuperare. Il mercato dell'arte americano ha una quota del 38% su quello mondiale (il Regno Unito il 30%), oltre a essere uno dei più importanti mercati in quanto trainato da un regime fiscale favorevole.
A meno che il modello americano non venga adottato da altri paesi (o gli USA lo cambino), il suo predominio sul mercato dell'arte sembra assicurato nella futura ripresa economica. Nel frattempo, c'è da augurarsi che altri paesi seguano l'esempio americano ed estendano lo scambio dell'arte più uniformemente nel mondo. C'è un precedente storico: durante la crisi petrolifera dell'ottobre 1973, quando i mercati azionari e immobiliare crollarono portando alla svalutazione del dollaro, si presentarono difficoltà nel mondo del credito e fallimenti di banche, la debacle nel mercato dell'arte fu recuperata nell'arco di 18 mesi. Nei prossimi cinque anni il mercato si espanderà oltre la Gran Bretagna e gli Stati Uniti verso il Medio e l'Estremo Oriente, soprattutto verso il Giappone.

Il cambio di valuta sarà importante in questa situazione?
L'arbitraggio di valuta offre una buona opportunità per acquistare arte, in parte perché questo mercato si muove più lentamente di altri settori. Per esempio, L'"Economist" fornisce un confronto internazionale basato sul prezzo del Big Mac espresso in dollari e ponderato sulla parità del potere d'acquisto. I loro calcoli più recenti indicano che le seguenti valute sono svalutate e presentano perciò un'opportunità d'acquisto agli acquirenti in dollari: Malesia, Sud Africa, Hong Kong, Indonesia, Russia, Tailandia, Cina, Polonia, e Filippine. I paesi con le valute sopravvalutate rispetto al dollaro potrebbero avere prospettive persino migliori per gli acquirenti di arte. Questi includono la Norvegia, Svizzera, Danimarca, Svezia e l'area dell'euro.

Che casa pensa dei mercati emergenti come Russia, Cina, India e Medio Oriente, saranno più reattivi alla crisi?
Dipende dalla forza della loro economia e dalla loro capacità di crescita culturale. L'indicatore demografico potrebbe rappresentare un buon indice poiché l'arte ha tempi lunghi, e molto spesso resta in collezione almeno per 30 anni. Le regioni meno colpite dall'invecchiamento dopo il 2020 saranno gli Stati Uniti e molti paesi europei, mentre tra quelli già oggi colpiti sono Giappone e Russia seguiti da alcuni paesi europei (soprattutto Italia e Germania) e Cina.

Oltre ai big, quali altre nazioni emergeranno dopo la crisi? Ci sono paesi che aggiornerete nel libro The International Art Markets?
I paesi con le buone prospettive di crescita di lungo termine non sono rappresentate dalle grandi case d'asta internazionale (e non sono inclusi in quest'edizione del mio libro) inclusi Iran, Vietnam, Egitto, Pakistan, Nigeria e Bangladesh (Iran, Egitto e Nigeria sono inclusi entro i capitoli del Medio Oriente e dell'Africa).

L'arte può aiutare ad uscire dalla crisi?
La maniera più veloce per uscire dalla recessione del mercato dell'arte è abbassare i prezzi in linea con il resto dell'economia e con l'aiuto della tecnologia si possono trovare nuove strade di sviluppo del settore, che mostra di crescere e decrescere più lentamente del resto dell'economia. L'arte tende a fare meglio degli altri asset durante le fasi finali del ciclo economico, come negli ultimi due anni, mentre le sue recessioni tendono a prolungarsi. A consolidare il settore, soprattutto durante una recessione, sono i collezionisti che conservano l'arte per periodi più lunghi (fino a 30 anni) del ciclo economico (10-15 anni). Le indagini suggeriscono che meno del 5% dei compratori d'arte diversificano solo per ragioni legate agli investimenti, mentre un altro 24% integra l'allocazione dei risparmi con le raccolte d'arte. Comunque, meno scambi d'arte conducono a forniture irregolari rendendo i prezzi anche più volatili, così prolungando il ciclo economico. Mentre se i prezzi diventano più trasparenti e diffusi attraverso internet e le aste online, i potenziali investimenti in arte possono essere realizzati guidando un ciclo di scambi più brevi. Nel futuro, il giro d'affari del mercato attuale di 41 miliardi di dollari potrebbe crescere in modo spettacolare in linea con l'interesse verso altri investimenti alternativi. L'anno scorso, secondo Cap Gemini/Merrill Linch's World Wealth Report gli HNWI hanno allocato il 9% dei loro 40,7 triliardi di dollari di ricchezza in investimenti alternativi (l'11% è previsto nel 2011) come hedge fund, private equity, derivati, valute e materie prime, come pure gli 'investments of passion', di cui il 20% era allocato in arte e oggetti da collezione.

E' possibile regolamentare il mercato dell'arte?
Se l'arte diventa un asset d'investimento la regolamentazione sarà necessaria. L'operatività del mercato è lontana dall'essere trasparente e le sue attività sono a stento comprese. Insegno in un corso sul mercato dell'arte per aiutare a migliorare la comprensione di questi meccanismi. Le aste sono la sola area dove i prezzi sono pubblici, ma il loro giro d'affari è pari a meno della metà del mercato dell'arte. L'insider dealing, soprattutto nella parte alta del mercato, è endemico, ma non sempre necessario all'operatività del mercato. Per esempio, è necessario che sia separato il settore dei musei pubblici - dove il sostegno degli studiosi supporta il valore dell'arte - dal mercato, che trasforma quel valore in prezzi più elevati. Ho fiducia che questi regolamenti saranno concordati internazionalmente accanto a regole utili a governare il futuro del settore finanziario. In particolare, i regolamenti saranno necessari quando i soldi dei contribuenti entreranno in gioco con regole separate per l'arte.

I conflitti d'interesse sono endemici al mondo dell'arte, nel futuro questo crescerà? E potrà portare a meno trasparenza e più vendite private?
Nel breve termine potremo osservare un aumento di scambi privati fra le case d'aste, ma questo non è consigliabile nel lungo periodo, soprattutto durante una recessione. In generale, l'arte che non si vede in pubblico (nel mercato o nelle mostre) non accresce con forza il suo valore, a meno che sia un'opera di un grande maestro scoperta di recente. Viceversa, la sovraesposizione può danneggiare l'arte o un artista perché la maggior parte degli acquirenti preferiscono l'esclusività. La maggior trasparenza nel mercato dell'arte darà maggiori benefici a più persone, dando fiducia affinché nuova liquidità affluisca nel mercato. Le persone che lavorano nel mercato dell'arte sono mal pagate rispetto ad altri settori industriali! Con nuovi investimenti in questo mercato i giorni neri per gli affari e lo snobismo diventeranno cose del passato.

In quale area del mondo il mercato dell'arte sarà più forte in termini di scambi?
I principali mercati continueranno a essere quelli aperti agli scambi, sostenuti da un sistema legale in fieri, da tasse più basse ed expertise di studiosi. Al momento questo significa Stati Uniti e Regno Unito, ma anche Hong Kong, perché hanno la capacità di scambiare le opere ai più alti livelli di prezzo. Negli altri paesi il numero di scambi supera i loro volumi. Negli ultimi cinque anni Francia, Germania, Italia e Svizzera hanno scambiato più arte che Hong Kong (ma meno degli USA e del Regno Unito) ma con prezzi in media più bassi. E poi tutto ciò è ulteriormente influenzato dalla tendenza a comprare la produzione artistica degli artisti nazionali prima di quella proveniente dall'estero. L'acquisto di arte è soprattutto un fenomeno economico. Durante il picco della rivoluzione industriale inglese del XIX secolo il prezzo dell'arte inglese contemporanea era salito a livelli senza precedenti se paragonati all'arte europea, compresi gli old master. Oggi, la maggior ricchezza della Cina le consente di perseguire il suo progetto di lungo termine di ricomprare l'arte trafugata tra il XVI e XIX secolo. Un dato per tutti: Artprice.com ha registrato che nel luglio 2008 tre dei prezzi più alti a livello mondiale erano stati battuti per opere cinesi contemporanee, vendute ad Hong Kong e Pechino. In Cina sette delle 10 casa d'aste mondiali si sono localizzate dopo Christie, Sotheby's e Phillip's de Pury. Inoltre, 3/4 delle maggiori 50 opere vendute all'asta erano cinesi. I restanti nove artisti erano iraniani, libanesi, russi, siriani e degli Emirati arabi uniti. Christie's ha dichiarato che la sua crescita nel 2008 in Asia da sola è stata del 63%: sono in aumento gli acquirenti cinesi e indiani sull'arte locale e su quella occidentale.

GRAFICO: ART AUCTION TURNOVER TO TRANSACTIONS 2002-7, ARTPRICE.COM