ART ECONOMY 24
A cura di Marilena Pirrelli
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Intervista a Sarah Thornton

Sarah Thornton © Mark JamesIl mondo dell'arte è molto elitario. Come è riuscita a penetrarlo?
In qualità di etnografo, il valore della neutralità mi sta molto a cuore. L'indignazione morale prevalente nella stampa britannica rappresenta un ostacolo alla comprensione. Il mio successo deriva dalla neutralità, grazie alla quale ho evitato i conflitti interni al mondo dell'arte, pieno di fazioni contrapposte. Ho adottato pazienza, tenacia e flessibilità nell'uso delle diverse strategie e lentamente ho stabilito rapporti di fiducia e rispetto. Sono stata aiutata dal fatto che conosco l'arte. La gente ha capito che volevo comprendere il loro mondo come un osservatore partecipante ma non giudicante, un etnografo appunto.

Pensa che il suo libro possa portare maggiore trasparenza al mercato? Come può l'informazione cambiare il mondo e il mercato dell'arte?
Il mondo dell'arte è guidato da fattori sociali e culturali più che economici. Non sono d'accordo con gli economisti che dichiarano che il mercato dell'arte è irrazionale. Se si vuole comprendere il mercato, bisogna comprendere il mondo che conferisce validità all'arte, altrimenti si rimane in ritardo riguardo alle nuove tendenze.
Inoltre con il crollo dell'economia globale, si può dire che la trasparenza è un mito. Il mercato artistico non è trasparente, né mai lo sarà, ma allora neanche il sistema bancario lo è. Nel mio libro ho descritto una vendita all'asta come se fosse uno spettacolo teatrale. Se lo si intende in questo modo, il mondo dell'arte non è più opaco, bensì pieno di azioni da interpretare.

Quali eventi e istituzioni rappresentativi sceglierebbe per un seguito del libro considerando l'evoluzione del mondo dell'arte?
Se dovessi scrivere un seguito del libro, non lo baserei su eventi e istituzioni in quanto credo di aver già trattato quelli fondamentali. Organizzerei la struttura del libro secondo città come Mosca, Pechino, Berlino, Parigi, San Paolo, Doha e Milano, quest'ultima come intersezione tra il mondo della moda e dell'arte, che mi affascina particolarmente.

Che cosa pensa del battage pubblicitario dell'arte contemporanea oggi? È positivo per la produzione degli artisti? E per il discorso sull'arte?
Nella storia dell'arte il ruolo dei media come disseminatori è sempre stato fondamentale. Pablo Picasso, Salvador Dalí, Andy Warhol sono state celebrità ai loro tempi. Perché la Gioconda di Leonardo è un'opera così importante? Sarà un capolavoro, ma non è l'unico. In parte è così famosa perché è stata rubata all'inizio del XX secolo finendo così sui titoli di tutti i giornali d'Europa.

In un'intervista alla tv tedesca Sat 3 ZDF ha dichiarato che il boom dell'arte contemporanea è finito. Come cambia la struttura del mondo dell'arte con la crisi economica?
Non credo che la crisi possa cambiare la struttura del mondo dell'arte, ma sicuramente ne cambierà le dinamiche e ne influenzerà la portata. Il mondo dell'arte si sta ritirando; gallerie, musei e accademie attuano licenziamenti. Anche la relazione di potere tra il dealer e il collezionista è cambiata: i collezionisti non devono più pregare per essere i primi della fila per un'opera particolare. Era un mercato del venditore, ora è un mercato del compratore, ma per il resto i rapporti e i valori del gioco rimangono invariati.

Nel capitolo sulla Biennale di Venezia descrive le strutture amministrative che stanno dietro ai padiglioni. Qualche anticipazione riguardo alla prossima edizione?
Non credo che sia cambiato molto eccetto il fatto che i budget sono più limitati e che paesi come gli Emirati Arabi avranno per la prima volta un padiglione. Attendo con ansia di vedere la mostra curata da Daniel Birnbaum, la mostra di Bruce Nauman nel padiglione americano e quella di Steve McQueen in quello britannico. Ancor più attendo di vedere il padiglione danese e dei paesi nordici con il duo Elmgreen e Dragset. Ho sentito che trasformeranno i padiglioni nelle case di due collezionisti appena messe in vendita. Sarà l'agente immobiliare a condurre i visitatori attraverso il padiglione.

E i suoi piani per il futuro? Un altro libro sul mondo dell'arte? Quale sarà l'approccio?
Un etnografo rimane un etnografo. Voglio scrivere un altro libro ma non lo farò prima dell'anno prossimo. Seven Days in the Art World è in uscita in dieci edizioni in lingua straniera e c'è molto lavoro da fare.


di Silvia Anna Barrilà
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