ART ECONOMY 24
A cura di Marilena Pirrelli
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Intervista a Isabelle Graw

Isabelle Graw


Signora Graw, nel suo libro affronta il tema dell'attuale crisi economica e conclude con una previsione sulle sue conseguenze. Oggi, a un anno dall'inizio della crisi, vede tali previsioni realizzarsi? Come è cambiata la scena artistica? E il rapporto tra arte e mercato?
Paradossalmente la fiducia nel mercato non è arretrata in seguito alla crisi. Al contrario in ambito artistico si è ripetuto sempre lo stesso ritornello: la crisi fa bene all'arte, adesso si può finalmente separare il grano dal loglio e subentra l'effetto regolatore. Questa fiducia nelle capacità di regolazione e correzione della crisi riproduce solo, secondo la mia opinione, le credenze nelle capacità curative del mercato. Anche la polarizzazione tra arte "buona" e mercato "cattivo" aumenta in tempi di crisi. Si sente sempre di più che l'arte non ha niente a che fare con il mercato. Addirittura l'artista Brice Marden afferma che solo il mercato sia "nei guai", non l'arte – come se l'arte fosse una faccenda completamente estranea al mercato.

Lei sostiene che la sua posizione non sia né mercato-euforica, né mercato-fobica, però allo stesso tempo dimostra un'opinione negativa riguardo alle case d'asta e alle fiere d'arte. È una contraddizione?
Non ho niente contro le mostre e le fiere – al contrario. M'interessa solo mettere in luce determinati sviluppi del mercato secondario, quali per esempio l'ambizione delle case d'asta di accaparrarsi le gallerie per avvicinarsi alla materia prima. Oppure la tendenza delle fiere d'incorporare capitale simbolico attraverso i simposi. Che io non consideri evoluzioni di questo tipo positivamente è vero – nonostante ciò non ho nessun problema personale con le condizioni di mercato, nelle quali sono io stessa coinvolta, ma rispetto alle quali mi permetto di assumere un atteggiamento critico.

Lei lamenta la sempre più frequente presenza di artisti nelle riviste di life-style e invita gli artisti a evitare tali rassegne. Non può essere invece un modo di risvegliare l'interesse per l'arte in un pubblico più ampio?
Non discuto in alcun modo la presenza di artisti nei giornali di life-style. L'aumento delle rassegne sull'arte contemporanea è piuttosto il sintomo di un'accresciuta popolarità, di cui ricerco le cause nel mio libro. È interessante notare che da quando non ci sono più record d'asta da annunciare, le rassegne sono diminuite.

Critica le case d'asta e la pratica delle garanzie, ma parla dell'asta organizzata da Damien Hirst con i suoi lavori come un gesto distaccato di realismo di mercato. Questi due giudizi sono in contraddizione tra di loro?
Non critico la pratica delle garanzie – attraverso il riferimento alle garanzie cerco di richiamare l'attenzione sul fatto che in questo mercato l'offerta e la domanda non s'incontrano in modo spontaneo, ma che nel caso delle aste si tratta di affari coreografati e talvolta altamente manipolati. L'asta di Damien Hirst rappresenta un commento calzante sui rapporti di mercato nei quali la differenza tra mercato primario e secondario appare sempre più sottile. Nondimeno lui stesso paga il prezzo delle sue azioni, perché le opere che ha messo all'asta rinunciano al significato simbolico per presentarsi unicamente come oggetti d'asta.

Lei parla di dare e avere nel mondo dell'arte e accosta questo mondo con una società arcaica che si basa sullo scambio, sulle regole non scritte e sui riti. La pratica delle cene delle gallerie in questo contesto viene interpretata come un gesto di prevalenza. Da che cosa dipende ciò? Esistono simili rapporti in altri ambiti?
Le feste opulente e le cene liberali ricordano quei doni dissipati per i quali già Marcel Mauss ha individuato la pretesa di un contraccambio. Se io, in qualità di critica d'arte, vengo invitata a eventi del genere, vale in certo qual modo la regola "ormai siamo in ballo, dobbiamo ballare". Se si accetta di andare, si accetta anche di scrivere positivamente sull'evento. Nonostante ciò si può e si deve mantenere il diritto alla critica. Tale pratica esiste certamente anche in altri ambiti, ma nel mondo dell'arte è particolarmente sviluppata.

Descrive l'ampliamento delle competenza dei profili nel mondo dell'arte. Quali sono le conseguenze di ciò?
Con ampliamento delle competenze dei profili intendo l'unione in una persona di competenze prima separate. Chi prima era semplicemente critico, oggi è critico-curatore-consulente. In generale sono le costrizioni economiche che trovano qui espressione. Ci si espande in tutte le direzioni e si accettano le offerte dall'ambito commerciale. Le conseguenze di tale esistenza multifunzionale è che si lavora senza interruzione e si finge che non ci siano conflitti d'interesse. A me non interessa in alcun modo il ritorno alla divisione lavorativa di una volta. Penso che si possa decidere solo di volta in volta se l'ampliamento delle competenza del profilo è produttivo e accettabile, oppure se porta a un conflitto d'interesse discutibile. Anche il permanente stato di eccessivo lavoro che risulta da queste occupazioni multiple non è particolarmente desiderabile. "La fatica di essere se stessi" (Ehrenberg) diventa la regola.

Vai alla presentazione di «Der große Preis. Kunst zwischen Markt und Celebrity Kultur»


di Silvia Anna Barrilà
Galleria del giorno
Il Castello - Arte Moderna e Contemporanea
Direttore: Marcello Conte, Adriano Conte
Fondata nel: 1964
Città: Milano
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Mps Art Market Value Index

Settimana in rialzo per il Mps Art Market Value Index (+1,4%), sulla scia delle performance superiori sia del FTSE Mib (+3,1%) che dello S&P 500 (+2,0%). Tra le aste rilevanti della settimana, è stata battuta lo scorso 29 aprile da Sotheby's a New York l'asta "A Treasured Legacy: The Michael and Judy Steinhardt Judaica Collection" per 8,5 milioni di dollari, con un tasso di venduto del 92,6% per lotto e del 84,9% per valore. Ottimo risultato, oltre le aspettative, per la collezione privata di "Sir Gawaine and Lady Baillie", che ha registrato lo scorso 1 maggio a Londra 6,2 milioni di dollari. Inoltre, il 2 maggio, a Londra, è stata battuta per 9,7 milioni di dollari l'asta "Prints" con un tasso di venduto del 85,8% per lotto e del 87,7%. Per Christie's, invece, si segnalano l'asta "Prints and Multiples" battuta a New York il 30 aprile per un valore pari a 10,3 milioni di dollari e l'asta "Antiquities" che sempre nella Grande Mela è stata battuta per 6,5 milioni di dollari.