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Domenica 22 Febbraio 2009
Kippenberger, il sarcastico

di Angela Vettese
Chi è Martin Kippenberger, l'artista grazie al quale la direttrice del Museion di Bolzano è passata in pochi mesi da neo a ex? Licenziata per una rana. Una rana crocefissa, a dire il vero. Ora una mostra antologica chiarifica l'opera dell'artista tedesco (1953-1997), il più amato dalle generazioni di oggi. L'antologica, in fase di allestimento, è già in gran parte visibile al Moma a New York. L'accompagna uno splendido libro (Mit Press, a cura di Ann Goldstein) edito in occasione della prima tappa dell'esposizione a Los Angeles.
Nella versione newyorkese colpisce soprattutto il finto campo sportivo verde prato su cui si ammassano decine di sue sculture. Nel complesso l'opera si intitola Il lieto fine di America di Kafka (1994) e contiene oggetti ottenuti mettendo insieme pezzi di arredamento vintage (cioè semplicemente vecchi) con un metodico e, appunto, kafkiano disordine: una porta fa da piano di lavoro a una scrivania, quattro birilli sostengono uno sgabello, due sedie da pilota girano come trenini su di un binario multicolore e circolare. Quest'ultimo brandello ricorda il progetto più utopico dell'artista, per il quale avrebbe voluto creare una ferrovia sotterranea per cingere tutto il mondo: quando morì, nel 1997, erano pronti gli ingressi di Syros in Grecia (1993), di Dawson City in Canada (1995), di Lipsia (1997), nonché un ingresso portatile esposto a Kassel e un bocchettone di areazione esposto a Münster.
Disegni, quadri, ready made, sculture si avvicendano in mostra per una comprensione più precisa, o piuttosto per un piacere del guardare scanzonato da un alto, ma dall'altro anche ricco di domande che trovano un'eco a downtown, dove la galleria di Gagosian sta ospitando una retrospettiva di Piero Manzoni molto ben ricevuta dalla critica. Il collegamento non è peregrino, dal momento che Kippenberger stesso riconobbe il suo debito verso Manzoni; nei giochi di parole, nella domanda sul ruolo dell'artista, nel modo burlesco in cui si pone di fronte al mercato. Uno spirito simile al suo, scanzonato ma con un versante tragico, compare nel manifesto NO PROBLEM che scrisse insieme all'amico Albert Oeheln (1986). Vi si legge tra l'altro: «Siamo felici da anni, non abbiamo bisogno di problemi»; parole che suonano come una critica radicale verso chiunque cerchi di mettere nell'arte, così come nella vita, un eccesso di complicazioni intellettualistiche. In questo spirito, Martin Kippenberger pose in questione l'autore, il valore del suo fare e del suo carisma: per esempio nella serie «Caro pittore dipingimi» conferiva a un altro artista l'opportunità di fargli un autoritratto; cioè non un semplice ritratto, con un evidente gioco sull'assurdo e con/sulle parole. In un caso eclatante prese un'opera di Gerard Richter, per molti aspetti suo maestro, la ritoccò, la mise in orizzontale e la trasformò in un'opera sua, abbassandone sia il presunto valore estetico sia quello commerciale. Mille disegni eseguiti nei mille alberghi dove l'artista è vissuto, sopra la carta da lettere con il logo di ciascuno di essi, ci raccontano la volontà di non avere fissa dimora nemmeno tra gli stili.
Cresciuto in una famiglia colta e amante dell'arte, visse per buona parte della sua vita nella Foresta Nera in cerca di isolamento e per l'altra parte ad Amburgo, a Colonia e in un turbinio di destinazioni, dalla Firenze nella quale concepì la sua prima opera su vasta scala alla Berlino del muro (del quale stigmatizzò con sarcasmo la frettolosa distruzione); sulle orme di Beuys ma con diversa allegria, nel 1978 fondò il Kippenbergers Buro, una specie di ufficio per facilitare la produzione artistica. Incredibilmente dotato per il disegno e la pittura realistica, venne però scaricato dai suoi docenti per quella esuberanza che, negli anni, condivise con amici artisti quali Walter Dahn, Werner Buttner, Georg Herold. Docente nelle Accademie di Francoforte e di Kassel, si dedicò anche a organizzare esposizioni, case editrici, eventi e a dimostrare che l'artista può fare da sé, senza bisogno di un sistema che lo tenga nella bambagia per poi sottrargli la libertà e le uova d'oro. La sua preoccupazione maggiore fu sempre quella di capire quale spazio d'azione potesse essere lasciato all'arte nel momento in cui anche gli ideali più alti si compromettono col mercato e con le logiche del successo. Tutto quello che gli appariva prono al sistema lo bollava con il buffo suffisso "peter", suscettibile di essere declinato. Peteresca o peterante era tutta quell'arte che veniva concepita per vendere ma anche per entrare nelle riviste commes il faut. La rana di Bolzano era un tentativo di essere completamente "antipeter" e in parte Kippenberger ci è riuscito: nonostante il suo eclatante successo, dimostrato da quest'ennesima e definitiva consacrazione, il suo sarcasmo ancora miete vittime.
1 «Martin Kippenberger, The problem Perpective», New York, Museum of Modern Art; dal 1º marzo all'11 maggio.

Il personaggio



Martin Kippenberger (Dortmund, 25 febbraio 1953 – Vienna, 7 marzo 1997) è un artista tedesco di grande versatilità (affrontò diversi stili e diverse tecniche artistiche) ben noto al grande pubblico per il suo carattere provocatorio, satirico e allo stesso tempo giocoso.Secondo Roberta Smith del «New York Times», Kippenberger è stato «uno dei più talentuosi artisti tedeschi della sua generazione». La sua reputazione artistica e la sua influenza sono via via aumentate dopo la scomparsa. Recentemente gli sono state dedicate alcune importanti retrospettive: alla Tate Modern nel 2006, al Museum of Contemporary Art di Los Angeles nel 2008, ora replicata al Moma di New York.

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Settimana in rialzo per il Mps Art Market Value Index (+1,4%), sulla scia delle performance superiori sia del FTSE Mib (+3,1%) che dello S&P 500 (+2,0%). Tra le aste rilevanti della settimana, è stata battuta lo scorso 29 aprile da Sotheby's a New York l'asta "A Treasured Legacy: The Michael and Judy Steinhardt Judaica Collection" per 8,5 milioni di dollari, con un tasso di venduto del 92,6% per lotto e del 84,9% per valore. Ottimo risultato, oltre le aspettative, per la collezione privata di "Sir Gawaine and Lady Baillie", che ha registrato lo scorso 1 maggio a Londra 6,2 milioni di dollari. Inoltre, il 2 maggio, a Londra, è stata battuta per 9,7 milioni di dollari l'asta "Prints" con un tasso di venduto del 85,8% per lotto e del 87,7%. Per Christie's, invece, si segnalano l'asta "Prints and Multiples" battuta a New York il 30 aprile per un valore pari a 10,3 milioni di dollari e l'asta "Antiquities" che sempre nella Grande Mela è stata battuta per 6,5 milioni di dollari.