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Sabato 11 Aprile 2009
Italia, un mercato col freno tirato
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La crisi finanziaria americana ha riportato a Londra il mercato delle aste e fatto registrare la prima flessione dei prezzi dopo sette anni di crescita ininterrotta, secondo l'analisi annuale di Artprice. Il tasso d'invenduto è balzato al 37,8% nel 2008 con picchi del 45% a partire da ottobre. Negli incanti sono stati scambiati volumi per 8,3 miliardi di dollari – un milione in meno del 2007 – è stata battuta più arte moderna, per quasi il 44%, seguita da post-war (18,8%), contemporaneo (16%), XIX secolo (14,3%) e old master (6,8%). Londra ha conquistato il podio con il 35,7%, pari a 2,958 milioni di $ di fatturato, sfilandolo a New York (35,6%), mentre conferma l'argento la Cina (7,2%). Nella gara tra Sotheby's e Christie's – insieme totalizzano il 73% del volume d'asta mondiale con il 16% delle transazioni – vince la prima con 3,3 miliardi di $ grazie a uno scarto di 400milioni. E l'Italia con il suo 2,7% di quota di mercato che ruolo potrà avere nel futuro? Risponde James Goodwin, consultant editor di «The International Art Markets-The Essential Guide for Collectors and Investors» edito da Kogan Page, utile guida per il collezionista che fa il focus sul mercato dell'arte in 42 paesi. «L'Italia è uno dei paesi leader nella cultura e nelle arti, soprattutto in quelle figurative. Ma il suo mercato dell'arte se confrontato con la sua reputazione è sproporzionatamente piccolo. L'Italia scambia meno dell'1% dell'arte del mondo e appena meno del 4% delle merci mondiali. Nel Regno Unito viene scambiato oltre il 30% delle opere. Grazie alla cultura l'Italia accoglie circa il 9-10% dei turisti d'Europa, classificandosi al quinto posto nel mondo. Ma solo gli Uffizi di Firenze è nei primi 60 musei al mondo, in base ai visitatori per mostra. Sono dieci, invece, i musei inglesi, di cui cinque prima degli Uffizi. Poiché il turismo è una risorsa di lungo termine per il reddito nazionale tutto questo lascia sconcertati.
Cosa fare?
In modo coraggioso, nel mercato italiano sono più i cittadini delle istituzioni a collezionare e investire in arte. Ma sfortunatamente, sono ostacolati dall'alta tassazione degli scambi (20%, ndr). E poi vi sono troppe restrizioni commerciali per collezionisti ed esportatori per le opere che hanno più di 50 anni.
Risultato?
Le migliori opere italiane sono scambiate più a caro prezzo fuori dall'Italia e spesso restano lì per essere più facilmente vendute in futuro. I lavori intermediati in Italia tendono ad essere di medio prezzo e i capolavori, a volte, trovano la loro strada nel mercato sommerso. In conclusione, tutte queste restrizioni sono finanziariamente costose per gli italiani e riducono gli investimenti futuri nella grande cultura del paese. Marilena Pirrelli © RIPRODUZIONE RISERVATA
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 Direttore: Claudio Marcantoni Fondata nel: Città: Roma
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Mps Art Market Value Index Settimana in rialzo per il Mps Art Market Value Index (+1,4%), sulla scia delle performance superiori sia del FTSE Mib (+3,1%) che dello S&P 500 (+2,0%). Tra le aste rilevanti della settimana, è stata battuta lo scorso 29 aprile da Sotheby's a New York l'asta "A Treasured Legacy: The Michael and Judy Steinhardt Judaica Collection" per 8,5 milioni di dollari, con un tasso di venduto del 92,6% per lotto e del 84,9% per valore. Ottimo risultato, oltre le aspettative, per la collezione privata di "Sir Gawaine and Lady Baillie", che ha registrato lo scorso 1 maggio a Londra 6,2 milioni di dollari. Inoltre, il 2 maggio, a Londra, è stata battuta per 9,7 milioni di dollari l'asta "Prints" con un tasso di venduto del 85,8% per lotto e del 87,7%. Per Christie's, invece, si segnalano l'asta "Prints and Multiples" battuta a New York il 30 aprile per un valore pari a 10,3 milioni di dollari e l'asta "Antiquities" che sempre nella Grande Mela è stata battuta per 6,5 milioni di dollari.
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