di Paola Pierotti e Giorgio Santilli
Dieci anni fa il concorso internazionale vinto da Zaha Hadid. Il prossimo 12 novembre l'inaugurazione del Maxxi, il museo nazionale delle arti del XXI secolo, opera prima della progettista anglo-irachena in Italia e cantiere di eccellenza dell'architettura contemporanea a Roma. Tra il 1999 e oggi, un mare di polemiche, con l'allungameno dei tempi previsti per il completamento dei lavori (inizialmente fissati per il 2005), fondi pubblici distribuiti con il contagocce, interruzioni del cantiere a più riprese, crescita spropositata dei costi da 57 a 150 milioni di euro.
La prossima settimana il Maxxi aprirà le porte solo per qualche giorno: a parte una performance notturna di Sasha Waltz, il 14 e 15 novembre i primi visitatori potranno vedere vuoto lo spazio espositivo di 10mila metri quadrati, ammirando i tre livelli del museo collegati dall'intreccio di ponti, scale e passerelle. Un'imponente scultura urbana, un sistema di fasci di calcestruzzo a vista che si intersecano e si addensano, diventando spazi e volumi, e che si ammorsano ai due edifici che ospitavano caserme militari e che sono stati conservati e inseriti nel progetto di riqualificazione di questo lotto, 29mila metri quadrati di superficie, a pochi passi dall'Auditorium di Renzo Piano. Dall'atrio d'ingresso, alto venti metri, si potrà avere con un colpo d'occhio il sistema di gallerie e percorsi, l'architettura fluida della Hadid. Tutto è in cemento faccia vista, grigio e bianco, fatta eccezione per le scale metalliche nere. A piano terra l'edificio si apre al quartiere con un percorso che segue la sagoma morbida dell'architettura, scivolando sotto gli elementi in aggetto.
Per la prima mostra del Maxxi bisognerà aspettare la prossima primavera: sarà dedicata al tema dello «Spazio», arte e architettura insieme con la prima collezione permanente del museo e dieci installazioni create da altrettanti architetti internazionali (unico italiano è Cino Zucchi).
Il museo vuoto aperto ai visitatori è oggi un'immagine simbolica anche delle polemiche di questi giorni sul ricco contenitore ancora povero di contenuto. Margherita Guccione, direttore del Maxxi Architettura, ammette che «molto resta da fare» per produrre «un lavoro culturale che prenderà la forma di grandi oggetti e istallazioni». Via via le mostre temporanee sull'architettura diventeranno permanenti. Per l'Arte, la Fondazione Maxxi ha acquisito oltre 350 opere, realizzate da artisti come Boetti, Clemente, Kapoor, Kentridge, Merz, Penone, Pintaldi, Richter e Warhol. Per l'Architettura la Fondazione ha 75mila documenti e comprende gli archivi dei disegni di Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Pierluigi Nervi ed altri, oltre ai progetti di autori contemporanei come Toyo Ito, Italo Rota e Giancarlo De Carlo; ma anche le collezioni di fotografia dei progetti atlante italiano e cantiere d'autore.
Sullo sfondo il tema che ha tormentato il museo già in fase di costruzione e lo minaccia anche nel suo funzionamento a regime: i fondi. Prima per costruire, ora per comprare le opere.
La fondazione presieduta da Pio Baldi ha messo a punto un piano industriale con un budget di spesa che oscillerà tra i 10 e i 12 milioni di euro l'anno. Ma sulla reale disponibilità i dubbi sono legittimi. «Le risorse – spiegano dal Maxxi – saranno assicurate, oltre che dal ministero per i Beni e le attività culturali, anche da istituzioni pubbliche e private e dai ricavi derivanti dall'attività del museo. Per quanto riguarda i visitatori, una stima realistica prevede per il Maxxi intorno a 300mila visitatori l'anno, un'ipotesi più ottimistica ne ipotizza 450mila».
L'apertura del Maxxi, primo museo pubblico nazionale dedicato alla creatività contemporanea, istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, ripropone il tema della fragile gestione economica dei musei in Italia su cui sta lavorando in queste ore anche Mario Resca, imprenditore chiamato da Silvio Berlusconi alla direzione generale della valorizzazione del patrimonio artistico italiano del Ministero.
Il prossimo 5 novembre Resca, come presidente di Confimprese, e il ministro Sandro Bondi parteciperanno a un incontro che vuole proprio soffermarsi sulle criticità del turismo culturale in Italia, esaminando lo scenario attuale e le potenzialità di sviluppo. Alla base della discussione uno studio di Bain & company che svolge una comparazione internazionale tra i musei più visitati: nei primi venti, dagli otto milioni e mezzo del Louvre al milione e 727mila visitatori del museo del Cremlino di Mosca, con dentro cinque strutture londinesi, non ci sono musei italiani. Il primo, gli Uffizi, è al 23esimo posto con un milione e 554mila visitatori.
Il confronto fatto da Bain è soprattutto sul conto economico e sulla capacità di valorizzazione commerciale. Promossi solo i Musei vaticani e il museo Poldi Pezzoli di Milano, bocciati gli Uffizi, la galleria comunale d'arte moderna di Roma e la pinacoteca di Brera. Il rapporto tra i ricavi retail (bookshop e punti ristoro) e i ricavi core (biglietti d'ingresso, audio guide, prevendite e visite guidate) è dell'1,6 al Metropolitan, cresce al 2,2 al Moma e a 3,8 alla Tate. In Italia è a 0,5 per la galleria degli Uffizi e a zero per gli scavi di Pompei. Non va meglio con l'altro parametro, i ricavi retail per visitatore: 14,2 euro al Metropolitan, 18,4 al Moma, 6,9 alla Tate, 3,8 agli Uffizi, 0,3 a Pompei. Una fotografia a base di numeri che però servirà a Resca e Bondi per lanciare le loro proposte per facilitare la partecipazione privata.
Se per la gestione e il business del Maxxi si dovrà ancora lavorare, il primo risultato certo è dato dalla capacità di questa nuova architettura di confrontarsi con la città, come nuovo attrattore e come volano di riqualificazione urbana. La presenza del Maxxi ha già riscontrato un effetto nella crescita dei valori immobiliari del quartiere e alcune agenzie della capitale già mettono in vendita o affittano alloggi «vista Maxxi».
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