ART ECONOMY 24
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Luca Buvoli (b.1963), Stills from the video animation Excerpts from: Velocity Zero, 2008
6 gennaio 2009
Un italiano futurista a Londra
Intervista a Luca Buvoli
di Chiara Zampetti

Nel centenario del Futurismo, Luca Buvoli, classe 1963, rivisita il linguaggio del Movimento fondato da Filippo Tommaso Martinetti in una mostra personale che si inaugura il 14 gennaio all'Estorick Collection a Londra.

Perchè una mostra all'Estorick?
L'Estorick Collection Museum of Italian Modern Art a Londra é un piccolo tesoro che contiene dei capolavori del Futurismo e del Novecento italiano. Mi ero avvicinato inizialmente a questo museo nella mia ricerca di materiale sul periodo, ma – una volta invitato a presentare una mia mostra, mi è sembrato il luogo ideale per un confronto diretto con l'avanguardia storica che è stata soggetto di una mia rilettura creativa e critica negli ultimi anni. La mostra, aperta al pubblico dal 14 gennaio al 19 aprile 2009, coinciderà con il centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Marinetti. Contemporaneamente al mio progetto, nell'altra grande sala a pianterreno ci sarà un'esposizione di lavori di Umberto Boccioni, e pertanto in questo contesto si creerà un dialogo con un pittore e scultore che ho molto ammirato.

Quale è il messaggio di questa mostra?
Una rilettura del Futurismo da un punto di vista post-utopico, sull'illusione e la delusione di alcuni miti modernisti. La mostra, intitolata Velocity Zero, prosegue il mio percorso multimediale Un bellissimo dopodomani, presentato nella prima sala dell'Arsenale alla scorsa Biennale di Venezia. I lavori principali in mostra sono un nuovo grande murale su tutte le pareti, dei dipinti con cornici sagomate e scultoree, e due video-animazioni, tra cui Excerpts from: Velocity Zero, [Sequenze da: Velocity Zero], 2007, realizzato grazie alla collaborazione di diversi specialisti di patologie del linguaggio. Avevo registrato diverse persone che soffrono di afasia o di balbuzie mentre leggono il Manifesto del Futurismo di F.T. Marinetti. Il loro parlare rallentato – trasformato in una mia sequenza animata frammentata - rispecchia gli sforzi dei lettori a far proprio il testo in modo fluido, e ridimensiona l'elogio della velocità e dell'aggressione, elementi essenziali del messaggio futurista.

Da cosa nasce il tuo interesse per il Futurismo?
Quando studiavo all'Accademia di Belle Arti a Venezia, il Futurismo stava venendo riscoperto per il grande pubblico con la mostra Futurismo e Futurismi a Palazzo Grassi. Appassionato di fumetto e al primo approccio con l'arte moderna e contemporanea, ero anche un mezzofondista di livello interregionale e come tale mi ero immediatamente fatto affascinare dalla rappresentazione della velocità nei lavori futuristi. In quel periodo, si parlava poco del complesso coinvolgimento con il fascismo, una prospettiva che ho scoperto in seguito di quanto fosse - e tuttora sia - il contesto primario in cui il Futurismo è interpretato in vari ambienti internazionali. Poi, negli anni, mi sono fatto prendere da altri interessi, dall'espressionismo all'arte concettuale, dalla filosofia post-strutturalista alla psicoanalisi, ed ho sviluppato una posizione di dubbio e distacco nei confronti di assoluti e massimi sistemi, come in parte è avvenuto nella mia generazione.

Quando e perché hai deciso di utilizzare il Futurismo come punto di partenza per le tue opere?
Il tema del volo era già presente nei miei due progetti precedenti, Not-a-Superhero [Un non-supereroe], (1992-2001), un'investigazione della mitologia americana del supereroe dalla prospettiva dell'incapacità di diventarne uno, e Flying–Practical Training for Beginners (1997-2000), una guida pratica al volo umano senza l'ausilio di strumenti meccanici. Il progetto attuale di Meta-Futurismo, o "al di là del Futurismo", si è sviluppato dopo gli eventi dell'11 settembre 2001, quando il concetto di volo (come momento liberatorio, o fuga nell'inconscio, o altro) è stato inevitabilmente modificato dall'esperienza collettiva di controllo e paura. Ricordi di mio padre e mio zio, piloti nella seconda guerra mondiale, sono anche loro stati importanti. Questi elementi mi hanno ulteriormente portato a studiare la rappresentazione e manipolazione del culto dell'eroe e della velocità futurista da parte del regime fascista. In questo particolare momento geo-politico sento ancora di più la necessità di parlare di queste memorie storiche, sperando che ci possano insegnare qualcosa e che ci possano far prestare attenzione alla manipolazione di tali concetti da sistemi ideologici.

Come la tua opera si collega al Futurismo?
In questi anni ho studiato attentamente testi, saggi storico-critici e immagini del periodo, ho intervistato le figlie di Marinetti e importanti storici italiani e americani del Futurismo per un documentario in progress. Interpretando questo materiale ho sviluppato varie tattiche libere e creative per smantellare la retorica e violenza del periodo. Per esempio, nei dipinti su carta che intitolo ironicamente "Poster di propaganda", gli stilemi e i messaggi prorompenti degli anni 30 vengono fatti svanire con frasi che rivelano esitazione e vulnerabilità, e con colori che si disgregano.

La tua opera è stata da alcuni critici male interpretata come una riproposizione di valori futuristi. Cosa ne pensi?
Devo dire che sono stato molto soddisfatto di come la stampa internazionale (francese, americana, tedesca, inglese, australiana, ecc.), ed alcuni critici italiani abbiano colto ed apprezzato l'ironia e distanza nei miei riferimenti al futurismo. E se alcuni hanno guardato alla mia opera senza cercare di coglierne il vero messaggio è forse dovuto al fatto che nonostante abbia avuto numerose personali in musei americani e molte mostre in importanti istituzioni internazionali, non ho avuto molte occasioni di far conoscere la mia opera in Italia. Una delle più grosse soddisfazioni che hanno seguito la Biennale è stata lo spot televisivo con delle sequenze dal mio video con gli afasici che leggono il Manifesto del Futurismo, seguito da un messaggio dell'A.IT.A. (associazioni nazionali afasici) per diffondere conoscenza e sensibilità per la condizione.

Pensi di continuare ad utilizzare il linguaggio futurista nei tuoi prossimi lavori o è una fase destinata a terminare e dare spazio a qualcosa di nuovo?
Tra i prossimi progetti attorno al Futurismo, a febbraio inaugurerò due altre personali, una alla galleria Susan Inglett Gallery sulla 24esima strada a New York, e una al Kaaitheater di Bruxelles. Per tutta la giornata del centenario futurista (20 febbraio 2009), il video Excerpts from: Velocity Zero verrà mostrato su un grande schermo nella sala d'ingresso del MoMA di New York. Ho però già cominciato un nuovo progetto, una collaborazione con uno scienziato della NASA che verrà presentato in alcune personali in musei americani a partire dal 2010.

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Settimana in rialzo per il Mps Art Market Value Index (+1,4%), sulla scia delle performance superiori sia del FTSE Mib (+3,1%) che dello S&P 500 (+2,0%). Tra le aste rilevanti della settimana, è stata battuta lo scorso 29 aprile da Sotheby's a New York l'asta "A Treasured Legacy: The Michael and Judy Steinhardt Judaica Collection" per 8,5 milioni di dollari, con un tasso di venduto del 92,6% per lotto e del 84,9% per valore. Ottimo risultato, oltre le aspettative, per la collezione privata di "Sir Gawaine and Lady Baillie", che ha registrato lo scorso 1 maggio a Londra 6,2 milioni di dollari. Inoltre, il 2 maggio, a Londra, è stata battuta per 9,7 milioni di dollari l'asta "Prints" con un tasso di venduto del 85,8% per lotto e del 87,7%. Per Christie's, invece, si segnalano l'asta "Prints and Multiples" battuta a New York il 30 aprile per un valore pari a 10,3 milioni di dollari e l'asta "Antiquities" che sempre nella Grande Mela è stata battuta per 6,5 milioni di dollari.