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Il sogno tormentato di Brera

Se ne discute da decenni, tra progetti e finanziamenti, accordi e disaccordi. Ma il progetto di una «grande Brera» ha troppi protagonisti e pochi decisori.
Milano. Sei istituzioni, un’unica sede. Sei condòmini che faticosamente convivono nello stesso palazzo. O, se preferite, sei personaggi in cerca d’autore. Perché forse il problema del complesso monumentale di Brera sta tutto lì, nella mancanza di regia, contravvenendo a una storia secolare fatta di destini comuni. Il grandioso palazzo, edificato al posto di un convento degli Umiliati, porta la firma di Francesco Maria Richini, che intorno alla metà del XVII secolo iniziò la costruzione per i Gesuiti, arrivati a Milano per iniziativa di Carlo Borromeo nel 1563. Collegio d’istruzione che architettonicamente si rifaceva agli esempi del Collegio Romano e del Borromeo di Pavia, fornì alla città di Milano insigni intellettuali come quel padre Boscovich, seguace delle teorie di Newton, che fu tra i protagonisti del neonato Osservatorio astronomico di Brera.
Soppressa nel 1772 la Compagnia di Gesù, al governo illuminato di Maria Teresa va riconosciuto il merito di aver mantenuto e potenziato parte delle istituzioni di fondazione gesuita, come l’Osservatorio, la Biblioteca, le Scuole, a cui si aggiunsero l’Orto Botanico (1774), l’Accademia di Belle Arti (1776) e l’Istituto lombardo di Scienze e Lettere. Architetto incaricato del restyling fu Giuseppe Piermarini che realizzò anche il portale d’ingresso.
Se in un primo tempo l’Accademia si era venuta a dotare di un piccolo nucleo di gessi, dipinti, disegni, incisioni da utilizzarsi come modello per gli allievi, con l’avvento di Napoleone la situazione cambiò in maniera radicale. Il disegno napoleonico prevedeva per Brera il ruolo di museo della nuova capitale del Regno d’Italia, secondo solo al Louvre, luogo di raccolta per tesori provenienti da ogni parte della Penisola, specialmente dal Veneto e dallo Stato pontificio. L’antica chiesa di Santa Maria di Brera, preziosa testimonianza di architettura gotica, venne inglobata nella nuova struttura, con la demolizione dell’antica facciata a corsi di pietra bianchi e neri e la divisione in due piani dell’interno: il piano terra per il costituendo Museo di Antichità lombarde, divenuto poi aula dell’Accademia, quello superiore per le grandi sale che ancor oggi portano il nome di Napoleone. L’imperatore, il 15 agosto 1809, potè festeggiare insieme compleanno
e apertura del nuovo museo.
È alla fine del XIX secolo (1882) che la Pinacoteca viene staccata dall’Accademia, iniziando una sua storia autonoma; nel 1926 si costituisce l’Associazione Amici di Brera e dei Musei milanesi per valorizzare e incrementare il patrimonio delle raccolte cittadine e in particolare di quella della Pinacoteca. Durante i bombardamenti del 1943 il palazzo viene gravemente danneggiato, segue la ricostruzione a opera di personalità di primo piano come Fernanda Wittgens, Franco Albini, Piero Portaluppi. Negli anni a venire proseguono i lasciti e le acquisizioni (Jesi nel ’76 e ’84, Vitali), ma comincia a risultare chiara la necessità per la Pinacoteca di acquisire nuovi spazi. Negli anni ’70 si imposta e addirittura sembra a portata di mano il progetto «Grande Brera», con l’estensione al vicino Palazzo Citterio (acquistato nel 1972) e il collegamento attraverso lo spazio verde dell’Orto Botanico. In Palazzo Citterio vengono avviate le prime trasformazioni, ma quelle scelte non trovano i mezzi per essere attuate, e tutto si ferma. Nei primi anni ’80 nuovi spazi per la Soprintendenza, con il settecentesco Appartamento dell’Astronomo che si affaccia sull’Orto Botanico e alcune modifiche su progetto di Vittorio Gregotti. Nel 1986 gli Amici di Brera affidano la risistemazione di Palazzo Citterio all’architetto James Stirling per nuovi spazi espositivi, caffetteria, biblioteca. Nel 2001 il ministero Urbani blocca i lavori, cambiando completamente strategia: lo spostamento di parte dell’Accademia (che nel frattempo è arrivata a contare 3.500 studenti) in un nuovo edificio da edificare in via Durando, alla Bovisa, e il conseguente allargamento della Pinacoteca al pianterreno nei circa 4mila metri quadrati lasciati liberi; inoltre una nuova destinazione d’uso di Palazzo Citterio, in questo caso assegnato all’Accademia. Il 3 marzo 2004 è la data dell’accordo tra i due ministri Urbani e Moratti, accordo che viene però ripensato dopo il nuovo cambio di governo: nell’ottobre 2006 dal Ministero dell’Università arriva un primo no, che viene poi confermato il 7 agosto 2007 in una lettera su l’«Unità» in cui il viceministro Nando Dalla Chiesa esprime tutte le sue perplessità in merito al progetto Bovisa. Nel frattempo, sui giornali impazza il dibattito, e si cercano soluzioni alternative: piace molto, in particolare, l’idea di creare un «Polo di Brera» utilizzando per la vicinanza allo storico complesso, oltre a Palazzo Citterio, anche la grande residenza settecentesca dei Cusani, capolavoro del primo ’700 lombardo e da molti anni in mano ai militari, che lo utilizzano perlopiù in occasioni ufficiali: un’idea che sicuramente continuerà a far discutere. q Leonardo Piccinini


2007-10-10


A cura di www.ilgiornaledellarte.com

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